Consiglio  Provinciale  di  Vercelli Sessione Straordinaria Seduta del 28 Marzo 2000

 

 

 

Atto n.  89

 

OGGETTO:          Richiesta alle competenti Autorità Governative e Regionali di inserimento del Cormorano (Phalacrocorax carbo) tra le specie cacciabili di cui all’art.18 della L.157/92 e all’art.44 della L.R. 70/96 ai fini del contenimento dell’impatto della specie sulla fauna ittica dei corsi d’acqua naturali. Prot. n. 6056

 

 

L'anno duemila addì ventotto del mese di marzo, in Vercelli, nella Sala delle Tarsie del Palazzo Provinciale, a seguito dell'avviso di convocazione in data 16 marzo 2000, n. 8093, diramato ai sensi della vigente normativa, alle ore 14.45, si è riunito il Consiglio Provinciale che è così composto:

 

 

BALTARO Giulio, Presidente della Provincia

 

BERTOLA Patrizio

BOSSO Carlo

BUONANNO Gianluca

CANOVA Gilberto

CHIAPPALONI Giovanni

CORGNATI Giovanni

DAGO Angelo

DE DOMINICI Gian Paolo

DEMARCHI Claudia

DONNIANNI Romano

FECCHIO Claudio

FERRARO Domenico

SCHEDA Roberto, Presidente del Consiglio

 

FOSSALE Ercole

GUGLIELMINO Valentino

JULINI Norberto

LAZZAROTTO Renzo

MAFFEI Ermanno

NASCIMBENE Roberto

RANGHINO Sandra

ROMANO Francesco

SAVIOLO Paolo

TRICERRI Giovanni

ZAMBONI Giancarlo

 

Il Presidente del Consiglio Avv. Roberto SCHEDA chiama in trattazione l’oggetto suindicato.

 

Dei sopracitati Consiglieri sono, al momento, assenti i Signori:

      1)      DE DOMINICI Gian Paolo

      2)      FERRARO Domenico

 

 

Assiste il Segretario Generale Dott. Fabio Guarnieri

 

 

il Presidente chiama in trattazione l’argomento in oggetto e sottopopne ad approvazione il seguente schema di deliberazione già inviato in copia a ciascun Consigliere:

 

IL CONSIGLIO PROVINCIALE

 

Premesso che:

 

Ø       sin dall’anno 1993, la Provincia di Vercelli aveva sollevato il problema di una insolita e sempre più numerosa presenza di cormorani sui corsi d’acqua scorrenti sul territorio di competenza e si era fatta promotrice di un’azione di sensibilizzazione dell’Autorità Regionale, delle altre Province piemontesi e dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S.) ponendo in rilievo l’impatto di tali uccelli sui popolamenti ittici;

 

Ø       da allora, numerose iniziative (si ricordano, ad esempio, una serie di specifici censimenti invernali, alcune indagini sul regime alimentare della specie, convegni e polemici articoli sui principali organi d’informazione) sono state poste in essere da Enti Pubblici (anche gestori di aree protette), studiosi ed associazioni senza che si sia giunti, sino ad oggi, alla risoluzione del problema;

 

Ø       in particolare, i periodici censimenti, condotti dalla Provincia di Vercelli (l’ultimo eseguito il 20 febbraio c.a.), dal P.N.R. Lame del Sesia (rilevazione parimenti aggiornata) e dal Parco Fluviale del Po e dell’Orba, prospettano una situazione che, pur essendosi ridotta rispetto al passato, si sta stabilizzando sui seguenti dati:

·           popolazione media di cormorani svernante in provincia di Vercelli circa n.1000-1500 esemplari;

·           nidificazione: circa 150 nidi;

mentre le conclusioni dei vari studi eseguiti concordano che la base della dieta della specie selvatica, che incide annualmente per centinaia di quintali sulla biomassa ittica totale dei fiumi, è costituita, nella nostra provincia, pur se si deve rimarcare l’estremo opportunismo alimentare della specie, prevalentemente da cavedani e, in misura progressivamente minore, da savette, lasche e barbi comuni, ovvero fauna ittica che non è oggetto di ripopolamento annuale e quindi, rispetto ad essa, forse più importante;

 

Dato atto che la Regione Piemonte, assolvendo alla competenza di cui al 1° comma dell’art.29 della L.R. 70/96, si era fatta promotrice di un incontro, avvenuto in data 11/02/1999, che aveva visto partecipi, tra gli altri, le Province piemontesi, l’I.N.F.S., la Provincia di Venezia (che per la tipologia ambientale e per gli allevamenti ittici lagunari è quella maggiormente esposta in ordine al problema) ed alcuni dei maggiori esperti nazionali ed aveva avanzato l’ipotesi, peraltro subito avversata sia dai tecnici dell’I.N.F.S. che dai rappresentanti di Venezia e dagli esperti, del controllo (in pratica l’abbattimento col fucile) di un limitato numero di cormorani al fine di esaminarne i contenuti stomacali, in correlazione all’esame delle borre e dei resti alimentari rinvenibili al di sotto dei dormitori;

 

Rilevato che dall’incontro era sostanzialmente emerso che il problema poteva essere risolto solamente a livello europeo, sovranazionale o quantomeno nazionale, stante anche il fatto che l’aumento del numero di cormorani era dipeso da una mutata strategia di controllo venatorio della specie nei paesi del nord-europa;

 

Preso atto che l’I.N.F.S. ed i maggiori esperti del Cormorano concordano compatti sull’inefficacia del controllo della specie con le modalità di cui al combinato disposto dell’art.19 della L.157/92 e dell’art.29 della L.R. 70/96, se si esclude il ricorso a metodi ecologici per la prevenzione dei danni causati dalla specie esclusivamente nel caso di danni causati all’interno di strutture artificiali di produzione ittica;

 

Atteso che tali indicazioni, nel mentre possono essere assunte e condivise per la salvaguardia delle strutture produttive ittiche artificiali non possono esserlo, ovviamente, per la salvaguardia della fauna ittica dei corsi d’acqua naturali che, per eterogenea tipologia ambientale ed estensione non consentono il successo di tali strategie;

 

Rilevato ancora che la recente decisione della Provincia di Sondrio di autorizzare gli agenti di vigilanza dipendenti, unitamente a personale incaricato dai concessionari delle proprie acque a fini piscatori, all’abbattimento dissuasivo di cormorani, ha rinfocolato l’attenzione sul problema e ancorchè politicamente condivisibile, visti gli esiti conseguiti (appena 52 soggetti abbattuti) quali resi noti dalla stampa nazionale, deve essere intesa, pur se riferita ad un bacino imbrifero omogeneo e territorialmente appartenente a una sola provincia, come un’azione dimostrativa e tutt’al più di disturbo del fenomeno;

 

Considerato che l’eventuale attuazione di analoga iniziativa da parte della Provincia di Vercelli, che dispone di 10 agenti di vigilanza, sarebbe parimenti dimostrativa e risulterebbe ancor meno incisiva per il fatto che i corsi d’acqua frequentati dalla specie si sviluppano per qualche centinaio di chilometri e i principali tra essi costituiscono il confine naturale non solo tra province ma anche tra regioni diverse (i fiumi Dora Baltea e Po con Torino ed Alessandria e il Sesia con Novara e Pavia, quest’ultima provincia giuridicamente lombarda);

 

Dato atto inoltre che deve tenersi in debita considerazione il fatto che lungo tali corsi d’acqua sono istituite non solo zone di tutela di competenza provinciale ma anche altrettanto importanti aree di tutela e salvaguardia faunistica di competenza regionale (parchi e riserva naturali speciali) cosicchè il mancato impegno di uno solo dei soggetti titolari della loro gestione ridurrebbe ancor più i già prevedibili scarsi risultati;

 

Fatta peraltro propria la consapevolezza che, anche nell’improbabile caso in cui l’I.N.F.S. esprimesse il proprio parere favorevole al controllo cruento della specie, il rapporto costo/beneficio del controllo sarebbe certamente deficitario in quanto, come sopra evidenziato, non produrrebbe sostanziali risultati sia per il ristretto numero di agenti impiegabili sia per la tipologia ambientale nella quale essi si troverebbero ad operare;

 

Ritenuto comunque che, nella fattispecie, la Provincia di Vercelli, titolare di competenze di tutela e gestione del patrimonio faunistico omeotermo ed ittico non possa tenere, proprio in funzione del predetto ruolo istituzionale, un comportamento passivo ed inerte, specialmente se si considera che si è in presenza di un fenomeno che, comunque, è ormai accertato, impatta in modo notevole e continuativo su una parte non secondaria dei popolamenti ittici naturali;

 

Preso atto che la specie faunistica in questione è presente in modo massiccio solo nel periodo novembre/marzo di ogni anno per cui viene naturale ritenere che la forma più efficace di un suo controllo potrebbe essere intrapresa non già in un inefficace regime di deroga bensì durante il normale esercizio venatorio stagionale, che come noto si espleta tra la 3° domenica di settembre e la fine di gennaio e che vedrebbe attori i soli soggetti che per quantità, qualità ed interesse (si pensi quanti cacciatori sono anche pescatori) hanno possibilità di incidere concretamente sul fenomeno;

 

Convenuto pertanto che l’unica possibilità giuridicamente e tecnicamente praticabile per giungere ai risultati che tutti si auspicano sia l’immediato inserimento del Cormorano (Phalacrocorax carbo) tra le specie cacciabili di cui all’art.18 della Legge 11/02/1992, n.157 e, conseguentemente, dell’art.44 della Legge Regionale 04/09/1996, n.70;

 

Rilevato infine che la soluzione testè prospettata trova ulteriore sostegno e riferimento normativo in quanto disposto con Direttiva n.97/49/CEE che ha escluso dall’Appendice I relativa alle specie protette appunto il Cormorano;

 

Dato atto che è stato espresso il parere favorevole da parte del Responsabile del Settore Tutela Ambiente per quanto attiene la regolarità tecnica;

 

DELIBERA

 

1.       di chiedere al Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell’ambiente e all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica di proporre al Presidente del Consiglio dei Ministri di inserire, a mente del 3° comma dell’art.18 della Legge 11/02/1992, n.157, il Cormorano (Phalacrocorax carbo) tra le specie cacciabili;

 

2.       di chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri di adottare, con l’urgenza del caso, il relativo provvedimento d’inserimento;

 

3.       di chiedere che, conseguentemente, il Consiglio Regionale inserisca, con pari urgenza, la specie tra quelle cacciabili ai sensi dell’art.44 della L.R. 04/09/1996, n.70;

 

4.       di dare mandato al Presidente della Provincia e, per esso, all’Assessore alla partita, avv. Dario Piola, di inoltrare copia della presente deliberazione ai predetti soggetti pubblici e di darle opportuna divulgazione a livello provinciale, sollecitando altresì appositi incontri sul problema con la Regione Piemonte e con le consorelle Province piemontesi affinchè, ognuno per quanto di competenza, abbiano a rafforzare, possibilmente con analoghi atti, quanto viene disposto con la deliberazione stessa.

 

 

Indi il Presidente dichiara aperta la discussione.

 

Intervengono l’Assessore Piola, i Consiglieri Tricerri, Fossale e Demarchi e il Presidente, nonché i Consiglieri Fecchio e Julini, le cui dichiarazioni, nel testo dagli stessi consegnato, a norma di regolamento vengono allegate al presente atto, rispettivamente sub A) e sub B).

 

Per tutti gli interventi di cui al presente atto si rinvia al nastro di registrazione della seduta odierna, n. 3/2000, ai sensi dell’art. 90, comma 4 del vigente Regolamento per l’Organizzazione ed il Funzionamento del Consiglio Provinciale.

 

Esce dall’aula il Consigliere Zamboni, per cui i presenti risultano essere 22.

 

Non avendo più alcuno chiesto la parola, la suestesa proposta, posta ai voti dal Presidente, viene approvata con 19 voti favorevoli, 1 contrario (Fecchio) e 2 astenuti (Julini e Saviolo), resi per alzata di mano, essendo 22 i Consiglieri presenti e votanti.

 

IL PRESIDENTE ne proclama l’esito.

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                         IL SEGRETARIO GENERALE                                                                                                                                                                                                                                                         IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

                                                                                                                                                                                                                                                         (Dott. Fabio GUARNIERI)                                                                                                                                                                                                                                                         (Avv. Roberto SCHEDA)