Consiglio  Provinciale  di  Vercelli Sessione Straordinaria Seduta del 28 Marzo 2000

 

 

 

Atto n.  86

 

OGGETTO:      Annullamento della deliberazione del C.P. n. 425 del 7.6.1999 di adozione del Piano Territoriale Provinciale. Prot. n. 8622

 

L'anno duemila addì ventotto del mese di marzo, in Vercelli, nella Sala delle Tarsie del Palazzo Provinciale, a seguito dell'avviso di convocazione in data 16 marzo 2000, n. 8093, diramato ai sensi della vigente normativa, alle ore 14.45, si è riunito il Consiglio Provinciale che è così composto:

 

 

BALTARO Giulio, Presidente della Provincia

 

BERTOLA Patrizio

BOSSO Carlo

BUONANNO Gianluca

CANOVA Gilberto

CHIAPPALONI Giovanni

CORGNATI Giovanni

DAGO Angelo

DE DOMINICI Gian Paolo

DEMARCHI Claudia

DONNIANNI Romano

FECCHIO Claudio

FERRARO Domenico

SCHEDA Roberto, Presidente del Consiglio

 

FOSSALE Ercole

GUGLIELMINO Valentino

JULINI Norberto

LAZZAROTTO Renzo

MAFFEI Ermanno

NASCIMBENE Roberto

RANGHINO Sandra

ROMANO Francesco

SAVIOLO Paolo

TRICERRI Giovanni

ZAMBONI Giancarlo

Il Presidente del Consiglio Avv. Roberto SCHEDA chiama in trattazione l’oggetto suindicato.

 

Dei sopracitati Consiglieri sono, al momento, assenti i Signori:

      1)      CANOVA Gilberto

      2)      DE DOMINICI Gian Paolo

 

Assiste il Segretario Generale Dott. Fabio Guarnieri

 

IL PRESIDENTE chiama in trattazione l'argomento in oggetto e riferisce che la Giunta Provinciale, ai sensi dell’art. 18 dello Statuto Provinciale, propone al Consiglio il seguente schema di deliberazione, già fatto proprio con atto n. 8630 del 22.03.2000, inviato in copia a ciascun Consigliere:

 

IL CONSIGLIO PROVINCIALE

 

Premesso che con la delibera richiamata in oggetto il Consiglio Provinciale ha disposto l’adozione del Piano Territoriale Provinciale, principale strumento di programmazione del territorio rientrante nella competenza della Provincia.

 

Che la Regione Piemonte, cui non è ancora stato trasmesso l’intero materiale, non si è ad oggi pronunciata sull’eventuale approvazione di detto Piano.

 

Che la delibera di adozione in parola è intervenuta dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, quando – cioè – il Consiglio Provinciale uscente, operando in regime di cd. prorogatio, era tenuto, ai sensi del terzo comma dell’art. 31 L. n. 142/1990, a porre in essere i soli atti urgenti ed improrogabili.

 

Che la presenza congiunta di tali requisiti costituisce condizione di legittimità dei provvedimenti emessi durante la cd. prorogatio.

 

Che molto si è discusso, in occasione della seduta consiliare del 7 giugno 1999 deputata a decidere in punto adozione del Piano, sul problema della sussistenza – o meno – dei presupposti in parola.

 

Dato atto che nel mese di dicembre 1999 la Giunta Provinciale ha domandato al prof. Avv. Carlo Sarasso di esprimere al riguardo motivato parere pro veritate.

 

Dato atto, altresì, che con lettera al Presidente del 4.1.2000 il prof. Avv. Sarasso ha dato al quesito risposta negativa, affermando testualmente che “vi sono [ … ] fondate ragioni per ritenere che la delibera de qua non possieda i caratteri prescritti dall’art. 313 L. n. 142/1990” e così argomentando la propria conclusione: “in linea generale, si ha urgenza quando la situazione di estrema gravità richiede che si debba necessariamente provvedere con immediatezza, per non pregiudicare l’interesse pubblico; si ha improrogabilità quando sussiste un termine (perentorio) tale da rendere indifferibile l’adozione dell’atto. Per la legittimità degli atti compiuti dal Consiglio durante il “periodo bianco” è necessaria la presenza congiunta dei summenzionati requisiti. La più autorevole dottrina in materia (ITALIA e ROMANO) sostiene che [ … ], al fine di evitare abusi di valutazione da parte del Consiglio nel cd. “periodo bianco”, sarebbe bene codificare preventivamente ed in astratto, nell’ambito di norme regolamentari o statutarie, i caratteri dell’urgenza ed improrogabilità in esame. Uno spunto al riguardo rinvenibile nel regolamento della Provincia di Vercelli (lo statuto non reca, invece, alcuna traccia) è dato dalla norma di cui all’art. 45, che autorizza il Presidente a convocare d’urgenza il Consiglio “nei casi di calamità naturali o per l’osservanza di termini perentori”. Nella fattispecie, nessuna delle due ipotesi in questione si è concretata in relazione alla delibera del 7.6.1999: ovviamente, non si verteva in materia di calamità naturali, né – per espressa ammissione del Segretario Provinciale – doveva essere rispettato un (inesistente) termine perentorio. Ed anche qualora si reputasse che il Consiglio sia facoltizzato a ravvisare l’urgenza ed improrogabilità in situazioni non contemplate nelle previsioni regolamentari, ciò non eliminerebbe la necessità di ancorare la valutazione consiliare al positivo accertamento della sussistenza di tali presupposti. Ora, è dubbio che possa essere definita “urgente” l’adozione di un piano giustificata – come hanno fatto i consiglieri della maggioranza – dall’esigenza di prevenire il rischio di speculazioni edilizie e di rendere inutili gli esborsi già sopportati per l’intero procedimento amministrativo. Invero, per un verso, gli oneri economici sostenuti si riferiscono ad attività i cui risultati s’appalesano suscettibili – per la quasi totalità – di utilizzo anche da parte del nuovo Consiglio; per altro verso, non sembra elevato il pericolo di speculazioni, attesa la brevità del lasso temporale intercorrente tra la data (7 giugno 1999) della seduta del cessando Consiglio e quella della prima adunanza del nuovo organo assembleare (che in quella sede avrebbe potuto portare a termine l’iter di adozione del piano). A prescindere dalle considerazioni appena svolte, appare decisivo il rilievo dell’assenza – incontestabile – del requisito dell’improrogabilità, alla luce dell’inesistenza di termini perentori per la conclusione del procedimento”.

 

Ritenuto, condividendo il parere manifestato dal prof. Avv. Sarasso, di giudicare, pertanto, illegittima per violazione di legge la delibera del Consiglio 7.6.1999.

 

Che la stessa Giunta, per quanto precede, non ritenendo opportunamente adottabile un diverso rimedio giuridico, propone al Consiglio Provinciale di annullare d’ufficio – nell’esercizio del potere di cd. autotutela e per le ragioni tutte sopra esposte – il più volte menzionato atto consiliare.

 

Riscontrata l’illegittimità della delibera consiliare n. 425 del 7 giugno 1999, stante la sopra denunciata violazione e/o falsa applicazione del disposto dell’art. 31, comma 3, L. n. 142/1990.

 

Visto il parere del Direttore di Settore allegato sub A) e ritenuto che – pur prescindendo dalla sua esorbitanza dall’ambito della regolarità tecnica, al quale avrebbe dovuto limitarsi – esso non sia condivisibile, tenuto conto, tra l’altro, della prevalenza ed attualità del pubblico interesse al ripristino della legalità (in ossequio al basilare canone del buon andamento della Pubblica Amministrazione), mediante la rimozione di un atto assunto in palese violazione di norme di legge;

 

DELIBERA

1)    Di annullare d’ufficio – per i motivi indicati nella suestesa relazione e da intendersi qui riportati quale parte integrante del presente provvedimento – la propria delibera di adozione del Piano Territoriale Provinciale, assunta in data 7.6.1999 e recante il numero 425.

2)    Di disporre che copia del presente provvedimento sia inoltrato al competente settore Regionale Urbanistica.

 

Indi il Presidente dà la parola al Consigliere Fecchio che l’ha richiesta.

 

Interviene il Consigliere Fecchio e, quindi, il Segretario Generale, Dott. Guarnieri, il Presidente ed i Consiglieri Julini, Romano, Demarchi, Fossale, Tricerri e Buonanno.

 

Entra in aula il Consigliere Canova, ed escono i Consiglieri Ferraro, Demarchi e Buonanno,  per cui i presenti risultano essere 21.

 

Indi il Presidente pone in votazione la mozione d’ordine presentata dal Consigliere Fecchio consistente nel richiamo all’osservanza dell’art. 14, c. 2 del Regolamento per l’organizzazione ed il funzionamento del Consiglio Provinciale.

 

Essa viene respinta con 15 voti contrari (maggioranza) e 6 favorevoli, resi per alzata di mano, essendo 21 i Consiglieri presenti e votanti.

 

IL PRESIDENTE ne proclama l’esito.

 

Dopodiché sottopone ad approvazione la proposta, da lui dianzi formulata, di sospendere i lavori onde consentire alla 2a Commissione di riunirsi per approfondire la questione all’esame.

 

Intervengono i Consiglieri Tricerri, Guglielmino e Julini.

 

Entrano in aula i Consiglieri Buonanno e Demarchi, per cui i presenti risultano essere 23.

 

Non avendo più alcuno chiesto la parola, la suestesa proposta, posta ai voti dal Presidente, viene respinta con 14 voti contrari (maggioranza), 2 favorevoli (Scheda, Buonanno) e 7 astenuti (Corgnati, Demarchi, Ranghino, Tricerri, Zamboni, Julini, Fecchio), resi per alzata di mano, essendo 23 i Consiglieri presenti e votanti.

 

IL PRESIDENTE ne proclama l'esito.

 

Dopodiché dichiara aperta la discussione sulla proposta in oggetto.

 

Intervengono l’Assessore Bondetti ed i Consiglieri Fecchio, Tricerri, Zamboni e Guglielmino, nonché il Consigliere Julini, la cui dichiarazione, nel testo dallo stesso consegnato, a norma di regolamento viene allegata sub B) al presente atto.

 

Esce dall’aula il Consigliere Buonanno, per cui i presenti risultano essere 22.

 

Per tutti gli interventi di cui al presente atto si rinvia al nastro di registrazione della seduta odierna, n. 3/2000, ai sensi dell’art. 90, comma 4 del vigente Regolamento per l’Organizzazione ed il Funzionamento del Consiglio Provinciale.

 

Non avendo più alcuno chiesto la parola, la suestesa proposta, posta ai voti dal Presidente, viene approvata con 15 voti favorevoli e 7 contrari (minoranza), resi per alzata di mano, essendo 22 i Consiglieri presenti e votanti.

 

IL PRESIDENTE ne proclama l’esito.